DIRITTO DI INVASIONE (2009-12-11)

            Il trattato di Versailles del 1919 seguito alla fine del primo conflitto mondiale sancì, su proposta del presidente USA Wilson, il principio di autodeterminazione dei popoli, in base ai quali ogni popolo aveva diritto di scegliere il proprio ordinamento politico e identità di nazione. Questo principio/diritto non era retroattivo, cioè escludeva tutte le miriadi di invasioni/annessioni belliche precedenti il conflitto ma contemporaneamente apriva la strada per la decolonizzazione mondiale. E' da ricordare che non valse per la Libera Città di Danzica (che avrebbe voluto restare tedesca) e il RIF (penisola settentronale del Marocco) che proclamò una Repubblica berbera dal 1921 al '26, soffocata nel sangue e dal gas dei 500,000 uomini mandati congiuntamente dalla Spagna e dalla Francia.

            In realtà questo principio che a prima vista sembrerebbe sacrosanto ed indiscutibile, mostra a mio avviso una enorme miopia storica, anzi antropologica.

Come infatti dimenticare che, stando ai recenti studi genetici, l'intera popolazione mondiale è originaria della sola Africa e che quindi i “pacifici” Indiani d'America sono popolazioni autoctone fino ad un certo punto, e che probabilmente nella loro storia millenaria hanno a loro volta combattuto ed invaso precedenti popolazioni ivi stanziate.

Persino in Africa risulterebbe difficilissimo capire quale dei popoli oggi residente lo è stato da sempre.

L'imperialismo del diciannovesimo secolo altro non è che uno sviluppo del “naturale” ed “umano” desiderio di espansione territoriale.

Il diritto di autodeterminazione fu nel '19 promosso da un paese, gli USA, ribellatosi al dominio coloniale Britannico ed osteggiato dalle altre potenze alleate preoccupate per le sorti delle loro colonie.La Spagna del 1936, dopo le elezioni del marzo vinte dalla sinistra, fu lasciata sola a combattere contro la minoranza franchista anzi, fu teatro del primo conflitto “freddo” tra fascisti e comunisti.

La contesa della Palestina da parte degli ebrei e dei palestinesi è da questo punto di vista insanabile, cosa vale: il principio di priorità degli stanziamenti o quello di continuità. La convalida da parte dell'ONU dello stato di fatto nel '48, l'acquisto delle terre da parte degli ebrei e la conseguente andata via dei britannici, ha interferito pesantemente con una “naturale” evoluzione storica, forzando un “diritto” tutto da giustificare, basato solo sull'enormità della tragedia dell'olocausto. Così una piccola comunità occidentale plurilingue e culture si è inserita in un contesto totalmente ed uniformemente arabo, causando un conflitto inestinguibile, alimentato da interessi soprattutto esterni.

Altro esempio attualissimo è quello che vede il diritto di armarsi di bombe atomiche proprietà esclusiva deigli attuali possessori, che evidentemente si reputano così giudiziosi, a differenza degli iraniani, da non utilizzarle mai. Peccato che gli USA attualmente sono gli unici ad averle già usate.

Finchè ad i popoli si faranno corrispondere le nazioni e gli stati, invece di un fraterno insieme di persone libere, non ci sarà pace. E tutti i pretesi “diritti” più volte enunciati, proclamati e sostenuti altro non saranno che mascherate decisioni arbitrarie di gruppi di potere tese a consolidare le proprie posizioni a scapito di quelle di altri.

Appellarsi a dei diritti non è in assoluto un modo libertario di porsi. Il diritto infatti, tra l'altro, per essere rispettato ha bisogno di una forza militare e questa non cade dal cielo ma è costituita sempre da paesi terzi con i loro interessi ed appetiti geo-politici ed economici.

Oltre alla “ragione” anche il “diritto” è e resta sempre del più forte.

Un mondo libertario deve affrancarsi da questi concetti e dalle strategie che ne conseguono cercando non l'identità nazionale, di lingua o di religione, ma comprendendo l'intima, universale condivisione della tragicità della condizione umana.