CANDIDA E’ LA NOTTE

 

Ed ora vorrei addormentarmi istantaneamente.

Non facile.

Non devo pensare a niente di definito, lasciare libera la mente di andarsene a spasso. Gli occhi, le immagini che si formano nella mente, no non devo dar loro una forma o chiedermi cosa rappresentano, luci, figure fluide, rumori nella strada.

 

Stamattina, un albergo, il solito, questa camera singola. Eppure avrei potuto cambiare questa volta, ma la pigrizia … NEGRIZIA una rivista dei missionari in Africa, i colori accesi della copertina, i caratteri di stampa che li leggi due metri lontano, le foto in “bianco e negro”, sorridenti, man in mano ... etcì, eeetcì ... questi starnuti mi prolungheranno la veglia. Anche il raffreddore adesso, un brivido per la gamba scoperta e subito uno starnuto per riequilibrare la temperatura: che corpo meraviglioso che è, il meraviglioso corpo umano! Potrebbe vivere anche senza di te, senza la tua volontà.

 

Il buio, che ormai non lo è più da quando i miei occhi si sono abituati all’oscurità, il buio dovrebbe chiudersi intorno a me, le pareti avvicinarsi tra loro e … ma le vedo le pareti, riconosco tutto intorno a me, il tavolo, l’armadio, le impalcature davanti alla finestra e sento tutto quel che accade giù in strada, i motorini, le accelerazioni esagerate, le frenate improvvise e mai un botto, un bel fracasso di lamiere che si scontrano con quel suono sordo e breve. Niente di tutto questo, solo la consueta serie di suppliche del cambio delle marce: daaaaai, perchèèèèèèè e noooooooooooooooo, suuuuuuuuuuuuu….. Poi finalmente un vecchio Ape[1] borbottando monotono riporta la notte al suo respiro normale, stanco e profondo.

Eppure sono stanco, dovrei stare già dormendo, non dico sognando che non lo faccio mai.

“Dormire è un po’ sognare”, “una casetta in Canadà, una mogliettina giovane e carina”, “dormire è un po’ morire”,” il letto è una rosa chi non dorme si riposa”. Si forse questi proverbi e canzoni di altri tempi serviranno a calmarmi. (Si gira sul fianco ed abbraccia il cuscino).

Guanciale, che bel nome tenero e paciocco per il cuscino. Un cuscino a sfera, di lino, con delle palline di fiocchi di cotone che ruotando fanno scivolare la federa continuamente fresca. No, il guanciale è geloso, vuole solo una guancia e sempre la stessa, calda e sprofondata in esso (Gli prude il naso e se lo gratta).

 

Adesso il troppo silenzio mi da fastidio. Provo a tapparmi le orecchie per non avere quella fastidiosa sensazione di vuoto auricolare, buio, vuoto, silenzio.

Con le orecchie chiuse va meglio, mi sento tutto, sono solo io, uno e indivisibile, nulla può nuocermi perché esisto solo io, io tutto intorno a me e dentro di me, io … io e quello stronzo di cane che s’è messo ad abbaiare come un assassino e nessuno gli spara, nessuno l’annega … [zzzzhhh…ah ecco cosa mancava a questa notte di merda, le agili zanzare ormai resistenti a qualsiasi insetticida solido, liquido, fumante, sonoro, ipnotico, retorico, violento o diplomatico che sia. Quasi quasi mi alzo per una salutare battuta di caccia. (Accende la luce ma di zanzare neanche il ronzio ovviamente, si rimette a letto e spegne).

 

Una sigaretta, la gola, i polmoni.

Domani non devo fare niente cioè potrei fare tante cose.

Perché la natura non ha creato un bell’interruttore per mettere il cervello in stand-by volontario? E dove si sarebbe potuto trovare quest’interruttore? Al posto dell’ombelico oppure dietro l’orecchio destro? No, il suo posto sarebbe stato certamente sulla natica sinistra, quello è il posto di tutti gli interruttori. Immaginate un po’ lo strazio ogni sera se per spegnere un televisore o qualsiasi elettrodomestico si dovesse convincerlo a contare le pecore o innaffiarlo di latte caldo!

Vediamo un po’ se l’empirica conoscenza che mi ritrovo mi serve a qualcosa o è stata come tutto il resto solo un’inutile perdita di sonno e di lavoro: ho capito, per esempio,  che per smettere di piangere o ridere bisogna sforzarsi di piangere o ridere , in questo modo si riassume il controllo perso dei muscoli interessati e la crisi emotiva cessa subito. Se mi sforzassi di restare sveglio riuscirei a dormire? Forse è meglio provare a fingere di dormire. Ma ci vorrebbe un pretesto, una storia (si porta una mano alla fronte come i migliori attori di soap-opera).  Ecco! Ho trovato (…Eureka!, si dice, scemo) Devo immaginare che ci sia qualcuno nel buio, in piedi, in questa stessa stanza, qui vicino a me che osserva silenzioso i miei movimenti ed intuisce i miei pensieri; egli aspetta che io m’addormenti per aggredirmi di sorpresa.

Fingerò di dormire, simulando il respiro lento e silenzioso, costringendomi all’immobilità e magari potrei agitarmi e parlare nel sonno come in un incubo. Invece resterò ad aspettarlo cercando di recepire i suoi più piccoli movimenti o il suo respiro. Dovrà pure respirare e muoversi prima o poi!

Si, fingerò di dormire!

 

(Sbadiglia e si rigira con eccessiva pigrizia nel letto mentre io, che sto in piedi nel buio, continuo ad osservare i suoi movimenti ed intuire i suoi pensieri. Quant’è ridicola una persona che dorme; il suo volto assume certe espressioni, i suoi pensieri si agitano banali e senza logica nella sua testa. Ancor più ridicolo è un uomo che vuol far credere, come un bambino, di stare dormendo e pensa di riuscirci solo col restare fermo nel letto. Non lo sopporto più quest’essere: voglio sopprimerlo. Sono stanco della sua insonnia, dei suoi pensieri balordi, sono stanco di passare la mia esistenza all’ombra di un essere così inutile e stronzo. Stanotte lo ucciderò. Aspetterò anche tutta la notte. Tra qualche ora al più tardi smetterà di fingere e prima che si addormenti del tutto lo soffocherò col suo adorato guanciale).

 

 

18-08-1991


 

[1] Ape: motorino a due assi e tre ruote usato per trasporto merci leggere, cartoni, ortofrutta.